La richiesta che mi viene fatta più frequentemente quando vengo contattata nel ruolo di tutor o per i percorsi e le consulenze per genitori in merito ai compiti a casa è: “Voglio che mio figlio sia autonomo. Chiede sempre il mio aiuto durante i compiti”.

Quando propongo di raccontarmi nel dettaglio  cosa accada  durante il momento dei compiti, però, emerge come spesso ci sia un’incoerenza tra l’obiettivo espresso e quello che il genitore fa.

Per esempio, quando chiedo alla mamma o al papà di descrivermi cosa faccia davanti al: “non ho capito” del figlio, quasi sempre la risposta è: “gli spiego io l’argomento”.

Lo stesso mi viene riferito da molti tutor con cui lavoro in supervisione: il problema è lo stesso anche se il ruolo cambia.

Ben venga eventualmente spiegare ciò che non risulta chiaro ma… ci sono vari passaggi che si possono fare prima di optare per questa opzione, sempre in un’ottica di promozione dell’autonomia.

Qui te ne propongo 3… con alcuni sottopassaggi 🙂

1) CHIEDERE: “COSA NON HAI CAPITO”?

Si può agire in modo diverso se ciò che non è chiaro è il significato di una parola precisa oppure non è chiaro cosa effettivamente venga richiesto da una consegna o ancora se non è chiaro l’argomento per cui si sta esercitando.

NON È CHIARO IL SIGNIFICATO DELLA CONSEGNA:

Si può riformularla, ovvero spiegarla con altre parole. Questo passaggio potrebbe essere sufficiente affinchè si possa andare avanti con l’esercizio.

NON È CHIARO IL SIGNIFICATO DI UNA PAROLA:

Fino a qualche anno fa esisteva un bellissimo strumento cartaceo utile a questo scopo: il dizionario.

Ne esistono di fatti appositamente per bambini come ne esistono di modelli utili ai ragazzi più grandi.

Se in casa vostra non c’è, il consiglio è di comprarne uno. A maggior ragione se lavorate come tutor.

Eventualmente si può anche consigliare di cercare su google il significato della parola in questione, ancor meglio se da un dizionario online valido; c’è però da tener conto che cellulari e pc, salvo casi particolari (vedi DSA), rischiano di essere una fonte notevole di distrazione durante il momento dei compiti. Valuta se questo possa essere il male minore.

NON È CHIARO UN ARGOMENTO:

Se ciò che non è chiaro è un intero argomento, si può consigliare di procedere attraverso 3 step:

Hai provato a rileggere la consegna?

Spesso bambini e ragazzi sono talmente abituati a “ricevere la pappa pronta” da non tenere conto di come potrebbe essere davvero semplice proseguire.

Un mio caro amico, che lavora nel settore dell’assistenza per dispositivi elettronici, mi raccontava come, in moltissimi casi, quando veniva contattato per problemi vari, la soluzione si trovava dopo la sua prima domanda:”ha provato a mettere in carica il dispositivo?”.

Ecco, qui non cambia molto.

Hai guardato se prima ci fosse un esercizio esplicativo?

In molti eserciziari, prima dei vari esercizi ci sono delle prove già risolte. Non vengono messe lì per bellezza.

Cosa ne pensi di cercare sull’indice la parte teorica relativa all’esercizio e di provare a rileggerla?

Come scrivevo sopra, se diamo noi la risposta a tutto abitueremo il bambino a pendere dalle nostre labbra e a fare pochissimo sforzo per comprendere.

2) SPIEGARE CON PAROLE PROPRIE:

Solo dopo,qualora l’argomento non fosse ancora chiaro, eventualmente potrebbe essere una buona idea procedere con una spiegazione.

 

3) PROPORRE DI CHIEDERE UNA NUOVA SPIEGAZIONE ALL’ INSEGNANTE:

Se stai leggendo nel ruolo di genitore, è importante che tu tenga conto di come vada più che bene suggerire di chiedere all’ insegnante.

I compiti, almeno in origine (sì, se la stai cercando te lo confermo: c’è una vena polemica in questa precisazione), nascono proprio per permettere agli studenti di auto-verificare il proprio apprendimento. E nascono anche per permettere agli insegnanti di calibrare le lezioni e le spiegazioni.

Lasciamo fare agli insegnanti il proprio lavoro.

So bene come esistano anche insegnanti che si rifiutano di rispiegare se un alunno non ha capito.

A volte basta richiedere un colloquio e parlarne affinchè si comprendano reciprocamente le esigenze di tutte le parti.  Quando non accade, è importante che tu tenga conto che il problema non è né tuo né di tuo figlio.

Prendendone consapevolezza potrai quantomeno evitare di mettere “il carico da mille” su tuo figlio.

TROPPO CONTROLLO = POCA MOTIVAZIONE

Ricordati che sostituirsi allo studente, facendo i compiti al posto suo o affiancandolo più di ciò che sarebbe realmente necessario, piano piano diminuisce la sua motivazione.

Anche se le intenzioni sarebbero opposte, i messaggi che arrivano al bambino saranno: “da solo non sono capace.”

“ I compiti interessano più a mia mamma/ mio papà/ al mio tutor che a me”.

“ Io non ci sono: viene vista solo la mia prestazione”.

Si impiega più tempo a fare i compiti, in questo modo?

Sì. All’inizio è molto probabile che sia così.

Bisogna vedere se il tuo scopo è fare in fretta oppure aiutare tuo figlio/ lo studente con cui lavori ad essere il più autonomo possibile.

Nel secondo caso, il tempo in più non sarà uno spreco ma un investimento.

 

A volte dietro alla richieste di spiegazione c’è una richiesta di relazione.

Nessun bambino ha voglia di essere visto solo quando obbedisce e fa il suo dovere.

Se ti accorgi che il momento in cui passate più tempo insieme è proprio quando fa i compiti mentre c’è poco spazio per delle attività piacevoli insieme (una chiacchierata, una passeggiata, del gioco…) puoi rispondere a questo bisogno in momenti diversi rispetto a quello dei compiti, ritagliandoti per voi uno spazio di puro piacere.

Puoi fare lo stesso come tutor, magari con una chiacchierata durante le pause.

 

Se hai domande in merito a questo argomento o se vuoi informarti in merito ai servizi di  #consulenze genitori sui compiti a casa o #supervisione per tutor, puoi scrivermi alla mail info@datemifiducia.it

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