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Come sopravvivere ai compiti a casa

Il momento dei “compiti a casa” è spesso vissuto come stressante sia dai figli che dai genitori.

Generalmente i ragazzi lo vivono con scarsa motivazione, trovando difficoltà nel capire l’importanza dello studio nel processo di apprendimento e della conquista della propria autonomia, e associano al fare i compiti emozioni negative quali noia, rassegnazione, fatica e ansia.

I genitori, dal canto loro, si possono trovare in difficoltà nel motivare i figli ad apprendere.

E’ frequente che, di fronte al malumore del figlio, il genitore possa trovarsi disorientato e provare emozioni negative di vario tipo, sentendosi impotente, come è altrettanto frequente constatare come, per timore dell’insuccesso dei figli, molti genitori si ritrovino ad affiancarli in maniera eccessiva, finendo per fare il lavoro al posto del figlio.

Ecco perché il momento dei compiti costituisce una vera e propria dinamica familiare, dove un coinvolgimento sbagliato rischia di provocare conflitti che possono rendere l’attività poco piacevole, innescando un circolo vizioso di stress e negatività!

Certo, l’ideale per molti genitori sarebbe che i propri figli non avessero proprio i compiti a casa (su questo tema torneremo in un prossimo articolo) ma, visto che la realtà odierna è quasi ovunque questa, vorremmo fornirvi degli spunti di riflessione utili quantomeno a non dare ulteriori pesi ai vostri figli… E a voi stessi!  😉

 

I compiti sono davvero un problema solo di genitori ed insegnanti?

Numerose evidenze dimostrano come l’ambiente, inteso come insegnanti e genitori, abbia un ruolo centrale nel promuovere l’apprendimento del bambino.

Sebbene siano stati effettuati vari studi sul ruolo degli insegnanti, poca ricerca è stata svolta sul ruolo dei genitori; in particolare, è di recente interesse porre attenzione su come la modalità utilizzata dai genitori per affiancare i figli nello svolgimento dei compiti a casa e nell’apprendimento scolastico in generale possa incidere sulla motivazione, sull’impegno e sul benessere dei bambini

Attualmente, dai risultati delle varie ricerche non è chiaro se il coinvolgimento dei genitori ai compiti dei figli sia benefico per i bambini.; in cambio, è certo  che il rapporto tra genitori e figli sia di grande importanza nel momento dei compiti  e che il coinvolgimento da parte dei genitori dei compiti abbia delle conseguenze sui figli stessi.

Questo suggerisce come, piuttosto che chiedersi se il coinvolgimento dei genitori debba o non debba esserci, sarebbe utile focalizzarsi sulle modalità più utili al genitore per affiancare e supportare il proprio figlio durante i compiti a casa, in modo da favorire il benessere di entrambe le parti.

 

Controllare il proprio figlio o lasciarlo a sé stesso: cosa è meglio?

Ora ci chiediamo: visto che si apprende meglio se motivati intrinsecamente (ovvero se non si studia per l’interrogazione, le possibili punizioni, il voto o altro fuori da sé ma, in primis, perché piace e crea interesse e benessere) quali sono le modalità risultate maggiormente efficaci per promuovere la motivazione intrinseca e il benessere dello studente?

Dagli studi esaminati emerge come la modalità di affiancamento del figlio nei compiti scolastici sia l’elemento in grado di fare la differenza; in particolare, risulta centrale e particolarmente benefico il supporto dell’autonomia.

 

Per quanto riguarda l’andamento scolastico e i compiti a casa, spesso i genitori controllano i figli in quanto desidererebbero che avessero successo a scuola, partendo da credenze disfunzionali sulla motivazione, come il ritenere che il fare pressione ai figli possa condurli ad essere più diligenti.

In realtà, i figli potrebbero anche sforzarsi di impegnarsi di più, ma sarebbero sforzi temporanei e, soprattutto, dettati da una motivazione estrinseca, come ad esempio fare i compiti perché si deve, perché almeno non si è rimproverati, per non finire nei guai, per delle ricompense da parte dei genitori, per soddisfare le aspettative degli altri .

Una buona modalità sarebbe quella di unire un approccio con alta struttura e alta autonomia;

 

Modalità Alta Struttura: obiettivi chiari, mezzi e tempi definiti Bassa Struttura: incertezza su obiettivi e modalità
Controllante Comanda cosa fare e come

Feedback sui risultati

Freno all’espressione di emozioni, soprattutto negative

Favorisce senso di colpa, vergogna

Fa pressione, minaccia

Non suggerisce strategie né definisce procedure o linee guida

Non da feedback

Genera incertezza e paura

Supportiva dell’autonomia Propone modalità, strategie, tempi

Sostiene gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi

Accoglie l’emotività negativa

Feedback sulle strategie e risposte di accoglienza, anche dell’eventuale modalità negativa

Invita a cercare strategie e modalità ma non le propone

Feedback sul processo, incoraggiamento a fare, senza proporre indicazioni

Alice Righetti

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Fonti

Bandura A. (2000), Autoefficacia: Teorie e applicazioni, Trento, Erickson

Froiland J.M. (2011) Parental Autonomy Support and Student Learning Goals: A Preliminary Examination of an Intrinsic Motivation Intervention Child Youth Care Forum (2011) 40:135–149

Katz I. Kaplan A. Buzukashvily T. (2011) The role of parents’ motivation in students’ autonomous motivation for doing homework. Learning and Individual Differences. Vol.21(4),  pp. 376-386.

Moè, A. e Friso, G. (2014), L’ora dei compiti: come favorire atteggiamenti positivi, motivazione e autonomia nei propri figli, Trento, Erickson.

 

 

 

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